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Loretta Sebastiani

Loretta Sebastiani

Storia dell'Igiene

Questa pagina è dedicata alla storia dell’igiene. L’argomento è trattato in modo da evidenziare quali sono state le scelte fatte o non fatte per la pulizia in genere e della persona in particolare in quattro momenti storici significativi: Roma antica, il Medioevo, il Rinascimento e l’Età moderna. La panoramica è importante per trarne le debite conseguenze.

Per esempio i Romani hanno fatto una scelta giusta in termini di pulizia, l’uso dell’acqua corrente, e allora ci si chiede come mai la popolazione sia stata decimata da così tante pestilenze.

Alla fine della spiegazione troverete una presentazione che ripercorre con foto, disegni e ulteriori dettagli quanto viene qui descritto. Una sorta di riassunto per immagini, efficace per un rapido ripasso e che risponde a diverse curiosità.

I Romani, come i Greci, avevano capito che la pulizia era importante per la salute. Per ottenerla avevano bisogno di acqua e quindi hanno imparato a convogliarla dalle sorgenti fino alle città diventando in poco tempo esperti nell’ingegneria idraulica. Non sono partiti da zero però perché hanno sfruttato l’esperienza accumulata nel settore da Greci ed Etruschi. I resti di importanti acquedotti in varie zone dell’impero Romano testimoniano la loro abilità. Già nel 17 a.C. si erano lanciati nell’impresa di un acquedotto di 50 chilometri che univa le sorgenti di Uzès all’attuale città di Nimes (Francia). Tra i resti di tale acquedotto spicca il ponte di Gard, attualmente patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO. L’acquedotto è stato usato per 400-500 anni dopo la costruzione. Il ponte di Gard è stato poi rimaneggiato e ristrutturato a più riprese anche per poter ospitare una strada. L’acquedotto aveva una pendenza di soli 17 metri e questa limitata pendenza testimonia le competenze che i Romani avevano acquisito visto che il trasporto dell’acqua lo legavano al fenomeno naturale della gravità. Solo in pochissimi casi pompavano l’acqua per pressione all’interno delle tubature. Una costruzione del genere non deve sorprendere visto che Roma era servita da ben 11 acquedotti fin dal III secolo a. C. quando la popolazione aveva ormai raggiunto il milione di abitanti.
Ricapitolando, gli acquedotti servivano a trasferire acqua pulita dalle sorgenti fino ai centri abitati dove era poi distribuita per varie utilizzazioni. A Roma raggiungeva aree pubbliche come le terme, le fontane, le latrine e aree private come le abitazioni.
Le case mancavano di bagni come li conosciamo al giorno d’oggi e ovviamente c’erano profonde differenze a seconda della condizione sociale. Nelle domus, abitate da persone facoltose, l’acqua arrivava in seguito al pagamento di una tassa. Nelle insulae solo al pianterreno dove si aprivano i negozi; chi risiedeva ai piani superiori non si poteva permettere questo lusso. Però poteva usufruire delle terme ad ingresso gratuito.
Le terme erano piuttosto spartane all’epoca della repubblica ma sotto l’impero si trasformarono ingrandendosi e diventando in qualche caso lussuose. Nel I secolo d. C. se ne contavano a Roma ben 117. Se da una parte si presentavano come luoghi ideali per l’igiene e il benessere visto che oltre a fare il bagno i frequentatori potevano anche dedicarsi all’attività fisica in locali appositi, dall’altro c’è da sottolineare che l’igiene non poteva essere perseguita pienamente. Basti pensare al numero dipersone che condividevano la stessa acqua. C’è poi da considerare il rapido cambio di temperatura dell’acqua da calda a fredda. È assodato, grazie allo studio dei crani della popolazione, che in qualche caso erano affetti da neoformazioni ossee globulari all’interno delle fosse nasali e dei condotti uditivi. Tutto ciò fa supporre che potessero derivarne sordità o deviazione del setto nasale. Stesse patologie possono insorgere attualmente nei nuotatori o nei subacquei. La causa è di natura fisica; in acqua siamo noi a cedere calore ed il calo di temperatura che ne deriva o le immersioni in acqua fredda a lungo andare possono portare a questo tipo di patologie.
L’altro punto pubblico rifornito dagli acquedotti erano le latrine. Ci fu un momento nella storia di Roma antica in cui se ne contavano 144. Ulteriori dettagli sulle terme e sulle latrine sono riportati nella presentazione sottostante.
I Romani avevano organizzato anche la raccolta delle acque reflue; il loro sistema fognario era abbastanza efficiente per l’epoca anche se alla fine il tutto veniva riversato soprattutto nel Tevere. La rete fognaria terminava nelle cloache di cui un esempio è la Cloaca Maxima, ancora funzionante. Fu costruita al tempo degli ultimi re di Roma.
I Romani furono così attenti al concetto di pulizia da promulgare anche leggi specifiche per mantenere le strade sgombre da immondizie ed escrementi e in alcuni periodi avviarono il riciclo dei rifiuti.
Eppure, nonostante tutti questi accorgimenti, furono devastati da numerose epidemie. La peste di Atene tra il 430 e il 426 a. C., la peste antonina nel 165 d. C., la peste di Cipriano nel 249 d. C e la peste di Giustiniano del 541 d. C. che come le altre causò milioni di morti nel bacino mediterraneo. Sono ricordate tutte come peste ma in realtà è molto probabile che le epidemie siano state anche di vaiolo e di morbillo. Inoltre in molti casi una semplice infezione poteva trasformarsi in un evento mortale perché non esistevano medicinali adeguati. E spesso erano spesso soggetti ad attacchi di dissenteria anche gravi. Recentemente un archeologo e antropologo inglese, Piers Mitchell, che lavora all’università di Cambridge, ha cercato di dare una spiegazione almeno alle patologie dovute a parassiti. Ha impostato una ricerca sui resti di vari scavi di epoca romana andando a caccia di eventuali parassiti. Così ha scoperto che zecche, pidocchi, vermi intestinali erano ospiti abituali degli antichi Romani anche di più di quanto succedeva in tempi più remoti. Tre sono le ipotesi che ha formulato. e che mettono in discussione le loro scelte di igiene personale e pubblica. L’acqua così intelligentemente convogliata poteva non avere il ricambio sufficiente a garantire le condizioni igieniche. Le feci in qualche caso utilizzate sui campi come fertilizzanti non subivano compostaggio prima e quindi uova di parassiti potevano essere consumate con le verdure. Inoltre un boccone ghiotto per la popolazione era il garum, una salsa che accompagnava le pietanze a base di visceri dei pesci, spezie, erbe e sale che veniva fermentata al sole per lungo tempo. Ottimo terreno di coltura per parassiti e microbi vari. C’è poi da sottolineare che l’acqua corrente, da sola, non riesce a fermare batteri, virus, funghi e protozoi. Le attuali conoscenze scientifiche ce lo insegnano molto bene.

Difficile ricostruire quanto successe nel Medioevo per la sua durata (più di 10 secoli) e per la frammentarietà delle informazioni giunte fino a noi. Inoltre il periodo fu ricco di contraddizioni se non altro per i diversi ceti sociali in cui era divisa la popolazione. Quindi ci dobbiamo riferire soprattutto ai pochi scritti, alle miniature (pitture ornamentali con cui venivano decorati i manoscritti) e alle xilografie (tecnica di incisione risalente al XIII secolo). Innanzi tutto bisogna precisare che non risponde al vero quanto riportato dallo storico francese Jules Michelet (1798 - 1874), “niente bagni per mille anni!”. Il timore dell’acqua e la repulsione ad essa sono tipiche del rinascimento come vedremo. In realtà le buone pratiche romane del bagno sono proseguite anche nei secoli successivi. Chi si occupava di medicina li consigliava caldamente come il medico, filosofo e matematico persiano Avicenna vissuto tra il X e l’XI secolo d. C.
Le prime fonti certe risalgono alla metà del XII secolo e riportano la presenza di bagni pubblici (balnea) in Italia, parte della Spagna, Germania ed Inghilterra. Di certo i balnea non avevano inizialmente la funzione di socializzazione tipica delle terme romane. In realtà il bagno era, almeno all’inizio, legato all’esigenza della pulizia. I balnea erano aperti a tutti, senza distinzione di età e di sesso. Si entrava, ci si spogliava e ci si immergeva in acqua riscaldata con fuoco a legna (vasche) oppure si accedeva a stanze con aria calda (stufe) simili alle attuali saune. Non c’era alcun pudore. Al bagno era associato spesso anche il cibo come si può vedere nelle immagini inserite nella presentazione sottostante. L’affluenza doveva essere notevole e quindi, a lungo andare, furono oggetto di scandali sessuali in quanto i comportamenti potevano diventare licenziosi I proprietari (in Francia conosciuti come paruviers) arrivarono ad offrire il servizio di un parrucchiere sotto forma spesso di personale femminile tra cui prostitute. Lo testimoniano alcuni manoscritti tra cui uno risalente al XIII secolo (Erfurt - Germania). Intorno ai balnea il giro d’affari era notevole. Basti pensare che a Parigi nel 1292 se ne contavano ben 26 che mandavano un banditore a girare per le strade della città decantando i piaceri delle acque calde e delle stufe.
Ma numerosi erano anche gli scandali come abbiamo visto; il che portò alla decisione in Castiglia di aprirli in giornate diverse ai due sessi e agli ebrei. A Parigi e a Strasburgo se ne costruirono di diversi per maschi e femmine. Ad Avignone si proibì l’ingresso agli uomini sposati. Ma le regole non furono mai osservate rigorosamente e ciò aumentò i malumori delle autorità ecclesiastiche per la dissolutezza, non certo per le questioni igieniche come qualche storico ha erroneamente esposto. Si arrivò quindi in Francia a proibirli (Stati Generali di Orléans - 1560) come tutti i bordelli. Nel frattempo il numero dei bagni pubblici era diminuito anche per la concorrenza di quelli sotto il controllo della chiesa e per il numero sempre maggiore di bagni privati nelle case di ricchi cittadini. Dal punto di vista dell’igiene i balnea ci interessano non certo per la dissolutezza dei costumi quanto perché contribuirono quasi sicuramente alla diffusione di epidemie quali la peste e successivamente la sifilide.
Al XIII secolo risalgono anche le fonti che parlano per la prima volta di balneoterapia. Pietro da Eboli, poeta e letterato della corte sveva, vissuto tra il XII e il XIII secolo, scrisse il “De Balneis Puteolanis” (probabilmente nel 1197) in cui cita le proprietà terapeutiche delle acque termo-minerali della zona di Pozzuoli, Napoli e Baia. Regole ben precise segnavano la permanenza delle persone che dovevano immergersi gradualmente per abituarsi alla temperatura dell’acqua. Il che comportava una cura di circa 3 settimane. A questo trattamento si univano prescrizioni igieniche e dietetiche dettate dalla Scuola Medica Salernitana. Trovate maggiori dettagli nella presentazione con diverse miniature esplicative.
Ovviamente non tutti facevano il bagno nei balnea. Chi viveva in campagna approfittava di corsi d’acqua. In casa le persone più agiate avevano una tinozza in camera da letto in cui veniva versata acqua riscaldata sul fuoco a legna e servitù che aiutava a lavarle.
I bisogni si facevano davanti a tutti. Nei vasi da notte. Che poi venivano svuotati in strada, affacciandosi dalla finestra, dopo un avviso del tipo: “attenti sotto!”.
Le strade erano decisamente sporche e quindi veicolo di numerosi germi. I balnea da soli non potevano essere una valida barriera alla diffusione di diversi microrganismi. Ed ecco quindi che il millennio del Medioevo fu devastato dai germi di peste, vaiolo e lebbra. La peste (agente eziologico Yersinia pestis) comparve sotto l’impero di Giustiniano e rimase in Europa per due secoli. Nel 1348 si diffuse di nuovo in tutto il continente riducendo in pochi anni di un terzo la popolazione. Sparirono monasteri ed interi villaggi, le città furono devastate. Ancora oggi la citiamo come la peste nera.
Il vaiolo (agente eziologico Virus del Vaiolo) ha interessato l’Europa in varie ondate fino al XX secolo quando è stata eradicato.
La lebbra o malattia di Hansen (agente eziologico Mycobacterium leprae) fu combattuta durante il Medioevo perché considerata invalidante ed altamente pericolosa. Ne sono una chiara testimonianza i lebbrosari, sorti in questo periodo. E d’altra parte si era ancora lontani dal capire che certe malattie erano causate da organismi viventi non visibili ad occhio nudo e diffusi pressoché in tutti gli ambienti, dall'aria al suolo passando attraverso l'acqua. I microrganismi erano nel cibo che non poteva essere conservato adeguatamente e quindi vi si moltiplicavano senza alcun freno. Gli animali vivevano a stretto contatto con l’uomo e in molti casi sono importanti serbatoi di virus, batteri, protozoi e funghi. L’acqua non era filtrata e tantomeno l'aria. Non conoscendo la causa e non sapendo di conseguenza quali strategie preventive potevano essere attuate ci si limitava ad osservare e a suggerire di isolare i malati, di tenere pulita la persona, di usare aceto e argento che fin dall'epoca degli antichi romani si sapeva essere buoni conservanti del cibo.

Lo spirito di osservazione però come abbiamo visto non aveva salvato le popolazioni medievali dalle pestilenze. Anzi. Ad un certo punto si fece strada la convinzione che l'acqua fosse pericolosa perché, aprendo i pori della pelle, poteva veicolare le malattie all'interno del corpo. Quindi anche sul bagno si cambiò opinione. Si arrivò a farne più o meno uno all’anno nel mese di maggio o a giugno che era il mese dei matrimoni. Ovviamente la gente non emanava un buon odore e quindi per coprire le puzze si usava il profumo. L’unto, soprattutto dei capelli, veniva mascherato con la cipria. In compenso abiti e biancheria intima venivano cambiati e lavati frequentemente. Il colore prediletto divenne il bianco, sinonimo di pulizia. Trine e merletti della biancheria intima affioravano da sotto i vestiti e testimoniavano il nuovo concetto di “pulizia”. I poveri non potevano certo permettersi tutti questi lussi e usavano tessuti ruvidi e non certo bianchissimi. Sporcizia incipriata potrebbe essere la frase identificativa di questa epoca storica, il Rinascimento. Anche l’aria era sotto accusa e la conseguenza immediata fu la scelta dei tessuti. Rasi e sete per i ricchi e i nobili, canapa per i poveri. Lo scopo era chiaro. Non più tuniche e cappe secondo la moda e le esigenze medievali ma stoffe morbide che potevano aderire al corpo consentendo all’aria malsana di scivolare via e non penetrare nel corpo.
Per noi è un vero incubo pensare di vivere in quelle condizioni vedendo incorostarsi lo porco sulla pelle ma a quei tempi il terrore delle pestilenze aveva sicuramente la meglio.
Eppure, nonostante il terrore le strade continuavano ad essere sporche per gli escrementi umani e animali e i cumuli di immondizia.
Maggiori dettagli con immagini significative le trovate nella presentazione che segue questo testo.

Quanto tempo durò questa situazione? Già alla fine del '600 le fonti storiche citano il ritorno al bagno, forse più come forma di piacere personale che di esigenza di pulizia. Prese piede la certezza che lavarsi con acqua fredda o calda rispondesse ad esigenze completamente diverse. Per esempio l'immersione totale del corpo in acqua fredda era sinonimo di robustezza e quindi divenne un atto comune nelle strutture militari. Nacquero le prime scuole di nuoto non solo sul mare ma anche nelle città attraversate dai fiumi.
Nel '700 fu inventato il bidet. Ne abbiamo diverse testimonianze sia di quadri che di cimeli dell'epoca, oggi conservati nei musei. Ci volle molto tempo perché i più ricchi e i nobili cominciassero a sfruttare la comodità di avere quanto necessario per lavarsi nella stessa stanza. E all'inizio non potevano usufruire ancora dell'acqua corrente. L'invenzione del rubinetto moderno si deve all'inglese Thomas Grill nei primi anni dell'800. Ma da qui a vederlo nelle case dovevano passare ancora parecchi anni. Pensare che rubinetti molto più artigianali li avevano già inventati i Romani!
Le prime stanze da bagno attrezzate all'interno delle abitazioni comparvero solo nella prima metà del Novecento ed erano appannaggio dei più ricchi. La maggior parte della popolazione nei paesi occidentali dovette aspettare il secondo dopoguerra per poter usufruire di un bagno dentro casa senza dover uscire nel ballatoio e raggiungere uno stanzino dove era sistemato il vaso sanitario e un picolo lavandino. In altre parole il bagno doveva farlo nella classica tinozza e d'inverno vicino a qualche fonte di calore se non voleva morire di freddo.
E la pulizia delle strade? Il Novecento ha visto un netto miglioramento da questo punto di vista ma sono sotto gli occhi di tutti i cumuli di immondizia che in qualche caso, per fortuna isolato, ci tormentano ancora oggi. E questo nonostante la raccolta differenziata dei rifiuti.
Il concetto di pulizia è sicuramente migliorato nell'ultimo secolo e non solo per la persona. Le nostre case sono più pulite. Gli elettrodomestici, anch'essi con grande diffusione nel secondo dopoguerra, hanno sicuramente contribuito a ottenere adeguate condizioni igienico-sanitarie.
Ma la pulizia del corpo e dell'abitazione è sufficiente per tenere lontano le pandemie?
La risposta dopo la recente pandemia da Covid-19 sembra ovvia.

Per leggere la presentazione bisogna cliccare sul centro della scritta nella foto.
Ho ripreso la stessa foto con cui si apre questa pagina: il lavaggio delle mani. Un semplice gesto che aiuta a farci ammalare di meno, influenza compresa, ma che in questo momento storico in cui c'è il culto della persona e il rito della doccia sembra che in molti lo dimentichino spesso!

Lo studio delle condizioni igienico-sanitarie non si riduce certo al bagno, alla pulizia personale e della casa. Interessante la lettura di questa pagina "Dai barbieri ai chirurghi" per approfondire quale era la situazione degli ospedali nel XIX secolo e quali grandi e benefiche rivoluzioni hanno apportato le osservazioni e gli studi di alcuni medici illuminati.
Per completare l'argomento varrebbe la pena andare a visitare la pagina del sito dedicata ai disinfettanti chimici perché la prima parte risponde ad una domanda: quali sono gli oggetti e i luoghi più sporchi ed inquinati? Assicuro grosse sorprese nonostante tutte le pulizie che si fanno.

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